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L'eresia è un termine utilizzato per indicare una dottrina o un'affermazione contraria ai dogmi e ai princìpi di una determinata religione, sovente oggetto di "condanna" o scomunica da parte dei rappresentanti di tale religione. Nel caso della Chiesa cattolica, ad esempio, sono previsti appositi sinodi per stabilire quali siano le deviazioni dall'ortodossia e la Congregazione per la Dottrina della Fede (erede della Congregazione della sacra romana e universale Inquisizione) per individuare coloro che vengono considerati "colpevoli di eresia" (ovvero gli eretici). Il termine, fuori dall'ambito religioso, viene utilizzato in senso figurato per indicare un'opinione o una dottrina filosofica, politica, scientifica o persino artistica in disaccordo con quelle generalmente accettate come autorevoli.
EtimologiaLa parola "eresia" deriva dal greco αἵρεσις, haìresis (da αἱρέω, che significa "afferro", "prendo" ma anche "scelgo"). Eretico è dunque chi proclama con forza una propria scelta definitiva: "eresia" può pertanto equivalere ad una scelta sia di credo sia di appartenenza tra fazioni religiose contrapposte. Un'altra possibile interpretazione, legata al significato di "scelta", richiama il fatto che l'eretico è colui che "sceglie", cioè accetta, solo una parte della dottrina "ortodossa", rimanendo in disaccordo su altre parti. Nel registro informale, il termine viene però usato per indicare un'opinione gravemente errata o comunque discordante dalla tesi più accreditata riguardo un certo argomento. In origine il termine, utilizzato da scrittori ellenistici, indicava una fazione o una setta religiosa, senza connotazioni negative. Già nel Nuovo Testamento il termine assume un significato negativo e in questo senso venne utilizzato da padri della Chiesa e scrittori ecclesiastici. Ad esempio il termine venne ampiamente impiegato da Ireneo nel suo trattato Contra haeresis (Contro le eresie) per contrastare i suoi oppositori nella Chiesa. Egli descrisse le sue posizioni come ortodosse (dal greco ortho- "retto" e doxa "pensiero") in contrapposizione con quelle "eretiche" dei suoi avversari. Ovviamente, nell'accezione negativa, il termine eresia può essere visto come reciproco: pochi sarebbero disposti a definire le proprie credenze come eretiche, ma piuttosto a presentarle come l'interpretazione corretta di una determinata dottrina, e quindi come la visione ortodossa giudicata eretica da altri. Ciò che costituisce eresia è un giudizio dato in funzione dei propri valori; si tratta dell'espressione di un punto di vista relativo ad una consolidata struttura di credenze. Per esempio, i cattolici vedevano nel protestantesimo un'eresia mentre i non cattolici consideravano il cattolicesimo stesso come la grande apostasia. Nell'ambito del cristianesimo si tende a fare una distinzione fra eresia e scisma: quest'ultimo comporta un distacco dalla chiesa ortodossa senza "perversioni nel dogma" (secondo la definizione di San Girolamo), anche se, secondo alcuni teologi cattolici, lo scisma inveterato finisce per assumere anche caratteristiche dottrinali. Cattolicesimo
Vengono inoltre fatte, nell'ambito del cattolicesimo, alcune distinzioni fra i diversi gradi dell'eresia. Quando si tratta dell'opposizione diretta e immediata ad un dogma esplicitamente proposto dalla Chiesa si parla di dottrina eretica, mentre quando ci si oppone a una conclusione teologica o ad altri elementi derivati di una verità rivelata o ad una dottrina definibile, ma non ancora definita, si parla di proposizioni erronee, o che sanno di eresia, o prossime all'eresia. StoriografiaEresiologia
Nel Nuovo Testamento sono già presenti prese di posizione contro posizioni non standard, quindi considerabili eretiche rispetto al modello di cristianesimo maggiormente diffuso al tempo: Paolo, ad esempio, si scaglia contro influssi di tipo giudaizzante[senza fonte] in Galazia. Nei primi secoli del cristianesimo nascono e si diffondono tutta una serie di movimenti eterodossi che non di rado danno luogo a chiese scismatiche: grande rilievo ebbe soprattutto la controversia cristologica che vide il fiorire di numerose teorie sulla natura di Cristo, gran parte delle quali furono considerate dalla Chiesa Cattolica come eresie.[senza fonte] Nel Medioevo le eresie avevano una natura maggiormente sociale ed ecclesiologica, con l'enfasi posta sulla povertà di Cristo o l'opposizione alla gerarchia ecclesiastica (Lollardi, Valdesi etc.) Le dottrine propugnate da Martin Lutero e Giovanni Calvino, scatenate dagli scandali all'interno della Chiesa Cattolica, furono considerate eretiche dal Concilio di Trento. I protestanti storici, soprattutto a partire dalla fine del XVI secolo, cristallizzarono le loro dottrine nell'ambito di ortodossie (come nella formula di concordia luterana). Fra gli eretici del XVI secolo spiccano, per la loro radicalità, alcuni riformatori italiani come l'antitrinitario Socini. Nel XVII secolo ebbe un certo rilievo nella Chiesa cattolica il giansenismo. Nel XIX e principio del XX secolo il modernismo. NoteBibliografia
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