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La Croazia, ufficialmente Repubblica della Croazia, è uno stato dell'Europa centrale con una popolazione di 4.494.749[1] abitanti (stima 2006), la sua capitale è Zagabria (Zagreb, 779.145[2] ab. - dato del 2001). Confina a nord con la Slovenia, a nord-est con l'Ungheria, ad est con la Serbia, a sud con la Bosnia ed Erzegovina e il Montenegro, mentre a ovest è affacciata al mare Adriatico. La superficie territoriale è di 56.542[1] km² mentre la superficie delle acque territoriali è pari a 31.067[3] km². La Repubblica della Croazia è una repubblica parlamentare. La lingua ufficiale è il croato. La Regione Istriana, comprendente la maggior parte dell'Istria, adotta ufficialmente il bilinguismo (italiano e croato), ma la sua attuazione varia a livello comunale. La Croazia fino al 1991 ha fatto parte della Jugoslavia, mentre tra il 1102 e il 1919 fu unita al Regno d'Ungheria. La Croazia è entrata a far parte della NATO il 4 Aprile 2009, insieme all'Albania.
Geografia
La Croazia è collocata tra l'Europa centrale, meridionale e orientale, si affaccia sul Mare Adriatico e il suo territorio comprende parte delle Alpi Dinariche e l'estremo occidentale del bassopiano Pannonico. MorfologiaDa un punto di vista morfologico il paese può essere distinto in tre zone con caratteristiche climatiche, geografiche e culturali diverse.
Nella parte orientale del paese si trova un'estesa pianura interrotta solo da alcune formazioni collinari, l'area fa parte del bacino dei fiumi Drava e Sava, affluenti del Danubio. In questa zona dal clima continentale, si distinguono la Croazia settentrionale e la Slavonia:
La zona montuosa è situata nella parte centrale del paese ed è caratterizzata da rilievi medio elevati che costituiscono lo spartiacque fra il bacino del Danubio e l'Adriatico. Il clima è alpino. Fanno parte di quest'area la regione di Gorski kotar tra Fiume e Karlovac, le valli di Lika e Krbava tra la catena costiera delle Alpi Bebie e il confine con la Bosnia e una parte dell'entroterra dalmata (Dalmatinska Zagora, ed il monte Biokovo).
La zona costiera è caratterizzata da clima mediterraneo. L'ampiezza della fascia costiera è molto variabile, da pochi chilometri in corrispondenza dei rilievi del Velebit e di Biokovo) in altre zone si allarga notevolmente nell'entroterra. Da nord a sud si possono individuare le seguenti regioni storiche:
I monti principali sono il monte Dinara (1.831 m s.l.m.) e il monte Vaganski Vrh (Monte Drago, nella catena delle Bebie) con un'altitudine di 1.758 m s.l.m. La Croazia possiede ben 1.185 isole, di cui solo 50 abitate[3]. IdrografiaLa gran parte dei fiumi della Croazia appartiene al bacino del Mar Nero (Danubio, Sava, Drava, Kupa e Una), un ridotto numero di fiumi sfocia nel Mare Adriatico (Zermagna, Krka, Čikola, Cretina e Narenta). I fiumi nella parte settentrionale del paese hanno problemi di inquinamento, soprattutto la Sava nel tratto compreso tra Zagabria e Sisak. I fiumi più lunghi sono Sava (562 km) e Drava (505 km) che delimitano parte del confine tra Croazia e Bosnia-Erzegovina e Ungheria. Entrambi sfociano nel Danubio di cui la Sava è l'affluente principale, in ordine di apporto idrico mentre la Drava è il quarto. Il Danubio delimita il confine tra la Croazia e la provincia serba della Vojvodina. Il tratto croato del Danubio è lungo 188 km. L'alto corso del fiume Kupa (269 km) forma il confine naturale fra Croazia e Slovenia, sfocia nella Sava a Sisak. Altri fiumi sono il Korana, Krapina, Lonja, Mur e Vuka. I fiumi provenienti dalle Alpi Dinariche e che sfociano nell'Adriatico hanno un corso breve, fatta eccezione per il fiume Narenta. ClimaSi distinguono quattro aree climatiche:
PopolazioneAl censimento del 2001 la Croazia aveva una popolazione pari a 4.437.460 abitanti (la popolazione stimata a giugno 2006 è pari a 4.494.749[1] abitanti). Della popolazione censita 4.399.364 (99,14 %) persone avevano la cittadinanza croata, 44.340 (1,00 %) delle quali avevano doppia cittadinanza. 17.902 persone (0,40 %) erano di cittadinanza straniera, gli apolidi erano 9.811 (0,22 %) mentre di 10.383 abitanti (0,23 %) non è stata accertata la nazionalità. L'emigrazione croata è stata consistente, i croati residenti all'estero sono oltre due milioni, la comunità più numerosa è quella insediatasi negli Stati Uniti (Hrvatska bratska zajednica). Nel parlamento croato vi sono alcuni deputati rappresentanti delle comunità croate all'estero (e dei Croati autoctoni di Bosnia Erzegovina). Demografia
Popolazione della Croazia, Dati della FAO - anno 2005 (in migliaia)
EtnieI croati (in lingua croata Hrvati) appartengono alla famiglia dei popoli slavi. Dopo aver popolato l'area dell'attuale Ucraina, i croati sono giunti nell'odierna Croazia attorno al VII secolo d.C. Comunità croate autoctone vivono anche in Bosnia ed Erzegovina, Ungheria, Slovenia, Serbia (Vojvodina), Montenegro (Bocche di Cattaro), inoltre si trovano insediamenti storici croati in Austria (Burgenland) e in Italia (i croati del Molise). Il paese è abitato in prevalenza da croati (89,63%) di religione cattolica. Fra le minoranze vi sono serbi (4,54%) di religione ortodossa, bosgnacchi (i cittadini bosniaci di fede musulmana) (0,5%), ungheresi (0.4%) e circa 35.000 italiani (ovvero lo 0,8%) sparsi tra Istria, Fiume, Dalmazia (Zara, Spalato), Slavonia (Požega) e Moslavina (Sisak), quello che è rimasto di una presenza italiana che prima dell'inizio della seconda guerra mondiale ammontava - nelle terre attualmente croate - a circa 300.000 persone. La popolazione serba, insediatasi nell'area nel XVI secolo, in passato era composta perlopiù da funzionari dell'Impero Austroungarico e costituiva una sorta di casta militare scarsamente integrata con il resto della popolazione. Con l'andare dei secoli la situazione cambiò e l'etnia serba si integrò con la popolazione Croata. Alla fine della Prima Guerra Mondiale si costituì il Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni e le etnie convissero fra mille tensioni, compreso l'omicidio di tre deputati croati in Parlamento nel 1928, il che causò l'abbandono permanente dell'aula da parte di tutti i deputati croati. La degenerazione nei rapporti culminò nelle stragi dei serbi durante la seconda guerra mondiale, quando lo stato indipendente della Croazia - capeggiato dal dittatore ustascia Ante Pavelic - perseguitò l'etnia serba. All'inizio delle guerre etniche degli anni novanta dopo l'aggressione Serba e Montenegrina alla Croazia, la popolazione serba era concentrata nelle zone della Krajina e della Slavonia, e costituiva il 12% della popolazione complessiva della Croazia. I serbi della Krajina si autoproclamarono indipendenti dalla Croazia, affermando di voler esercitare gli stessi diritti all'autodeterminazione che avevano portato la Croazia a dichiarare la propria indipendenza. Dopo la riconquista della Krajina (Operazione Tempesta) circa 400.000 serbi fuggirono, incalzati dalle truppe croate e terrorizzati dalle storie - alle volte gonfiate propagandisticamente - delle stragi perpetrate dall'esercito croato. Negli ultimi anni il governo croato - sollecitato dall'Unione Europea - ha attuato alcune azioni volte al rientro dei serbi fuggiti dalla Croazia. Una parte della popolazione serba è rientrata.[4][5], ma la percentuale dei serbi in Croazia risulta ancor oggi diminuita di quasi due terzi. In Bosnia-Erzegovina vivono circa 700.000 croati, che sono una delle tre comunità etniche principali e costituenti. Composizione della popolazione per nazionalità dichiarata - Censimento 2001:
Fonte: http://www.dzs.hr Gli italiani in Croazia e le altre popolazioni romanzofoneIn Croazia vivono circa 35.000 Italiani (il dato è stimato: al censimento del 2001 furono in 20.521 a dichiararsi di madrelingua italiana[4]), che danno vita a 51 Comunità Nazionali Italiane locali e sono organizzati nell' Unione Italiana con sede a Fiume (Rijeka in croato). Sono insediati principalmente nell'area dell'Istria, di Fiume, delle isole del Quarnaro e della Dalmazia. Solo in parte dell'Istria (regione istriana, che però non incude la parte nordorientale peninsulare), a Fiume e nell'arcipelago dei Lussini sono riconosciuti da alcuni statuti comunali come popolazione autoctona, mentre nel resto del Quarnaro e in Dalmazia non viene riconosciuto loro nessuno status particolare. In tale gruppo etnico italiano sono inserite sia le popolazioni autoctone venetofone (Istria nord-occidentale e Dalmazia) che quelle istriotofone della costa istriana sud-occidentale. Nel corso del XIX secolo un numero considerevole di artigiani italiani si trasferirono a vivere a Zagabria e in Slavonia (Požega) dove tutt'ora abitano molti loro discendenti. Sempre in Istria (Valdarsa e Seiane) è presente la piccola comunità etnica degli Istroromeni o Cicci, popolazione originaria della Romania la cui lingua, di ceppo latino ed affine al Romeno, risulta quasi estinta in favore del croato. Altro gruppo etnico originariamente di lingua romanza è quello dei Morlacchi, popolazione affine a quella Istroromena rappresentata oggi solo da alcune sparute comunità, e la cui lingua è praticamente estinta. LingueLa lingua ufficiale è il croato, una lingua slava del gruppo meridionale che utilizza l'alfabeto latino. Le altre lingue (serbo, ungherese e italiano) sono parlate come prima lingua da meno del 5% della popolazione. Nella regione istriana l'italiano è lingua ufficiale, anche se il livello di tutela della minoranza nazionale italiana è assai diverso da zona a zona. ReligioniLa religione predominante è la cristiano-cattolica (73,53%, secondo statistiche cattoliche [6]), seguita da quella cristiano-ortodossa (4,4%) e dall'islamismo sunnita (1,3%). Santi patroni dei Croati sono San Girolamo e san Giuseppe. Storia
Nel I secolo a.C. la regione abitata dagli Illiri fu occupata dai Romani (province di Pannonia e Illiria). Nel medioevo invasioni prima degli ostrogoti, avari, quindi si ristabilisce la sovranità romana (Impero Romano d'Oriente)poi si ha l'invasione , nel VI-VII secolo, dei croati, una tribù slava originaria dell'odierna Ucraina. Nel X secolo si costituisce un regno autonomo, il regno di Croazia, il cui sovrano, Tomislav fu incoronato nel 925. Nel 1102 viene annessa al regno di Ungheria, il cui re era stato chiamato a governarla dal 1091. I re d'Ungheria garantiscono ampia autonomia e protezione dai nemici esterni (Sacro Romano Impero, Venezia, Bisanzio, più tardi Mongoli e Turchi). In età moderna, precisamente nel 1603, la Croazia diventa parte dell'Impero Asburgico. Nell'età contemporanea, alla fine della prima guerra mondiale, con il Trattato di Versailles, entra a far parte del Regno di Iugoslavia. Nel 1941, nel corso della seconda guerra mondiale, va al potere il Partito nazionalista-fascista che proclama lo Stato indipendente della Croazia alleandosi con la Germania. Al termine del conflitto nel 1945, il paese diventa membro della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, sotto la presidenza del generale Tito, che instaura un governo socialista spesso in disaccordo con l'Unione Sovietica, tanto da attirare le deboli simpatie dell'Occidente, in netto contrasto con la politica sovietica. Il crollo dei regimi comunisti dell'Europa orientale provocò un indebolimento della Lega Comunista Jugoslava, nel partito vi furono disaccordi sulla linea di gestione della federazione fra le delegazioni croate e slovene che rivendicavano maggiore autonomia e quella serba, guidata da Milošević, i delegati croati e sloveni abbandonarono il XIV congresso del partito nel gennaio del 1990 e nel 1991 la Croazia si proclama stato indipendente. Nonostante l'invito dei capi di stato della CEE a non procedere ad un riconoscimento separato, l'Islanda (per voce del suo ministro degli esteri Jón Baldvin Hannibalsson) e quindi Città del Vaticano, Austria e Germania procedono ad un riconoscimento unilaterale. Segue un duro conflitto con Serbia e Bosnia, che si conclude con gli accordi di Dayton (1995). Oggi la Croazia è membro dell'ONU e del Consiglio d'Europa. Relazioni con l'Unione Europea
Il Paese è abbastanza vicino all'ingresso nell'Unione Europea. Alla data di aprile 2008 sono stati conclusi gli accordi di 18 dei 35 capitoli. Restano da affrontare le questioni giustizia, lotta alla corruzione, rimpatrio dei rifugiati e cooperazione con il Tribunale penale internazionale dell'Aia. Per la Croazia l'ingresso potrebbe avvenire entro il 2011, anche se la bocciatura irlandese al Trattato di Lisbona del maggio 2008, e le tensioni con la Slovenia sul confine marino, rischiano di rallentare il processo di adesione degli Stati candidati. Queste le tappe già percorse del processo di integrazione:
Ordinamento dello statoSuddivisione amministrativa
La Croazia è divisa in 20 contee (županije), mentre la capitale Zagabria costituisce una propria entità.
Città principali
La Croazia conta ufficialmente 127 città (grad) e 424 municipalità (općina). Le città principali sono:
Istituzioni
La Costituzione croata del 22 dicembre 1990 ha subito, nel tempo, numerose modifiche le ultime delle quali (fine 2000 - inizio 2001) hanno apportato modifiche consistenti trasformando il precedente governo "semipresidenziale" in uno parlamentare. Le modifiche hanno riguardato la suddivisione dei compiti tra gli organi istituzionali allo scopo di trasferire al governo e al parlamento le competenze in precedenza assegnate al presidente. In questo modo è stata ridotta la concentrazione di poteri prevista dalla precedente versione della carta costituzionale, costruita su misura dell'ex-presidente Franjo Tuđman. Il presidente della repubblica (Predsjednik Republike), eletto a suffragio diretto ogni 5 anni, mantiene ampi poteri sulla formazione del governo, propone infatti il Primo Ministro, nominato comunque col consenso del parlamento. Il presidente è inoltre comandante in capo delle Forze Armate della Repubblica di Croazia e dei servizi segreti. Dal 18 febbraio 2000 il presidente è Stjepan Mesić, il 16 gennaio 2005 è iniziato il suo secondo mandato. Il parlamento croato (Hrvatski Sabor) è un organismo legislativo unicamerale con al massimo 160 rappresentanti, eletti dal popolo per periodi di quattro anni. Il Sabor si riunisce per due periodi annuali--dal 15 gennaio al 15 luglio, e dal 15 settembre al 15 dicembre. Il governo (Vlada) ha il suo capo nella persona del primo ministro, il quale ha quattro vice primi ministri e 14 ministeri, con mansioni relative a particolari settori o attività. Il ramo operativo del governo si occupa di proporre le leggi e del bilancio, del potere esecutivo, nonché della politica interna ed estera del Paese. La Croazia ha un sistema giuridico consistente in: Corte Suprema, tribunali delle varie contee, e tribunali di città. La Corte Costituzionale si occupa di questioni relative alla Costituzione. Il 13 gennaio 1992, il Vaticano fu il primo a riconoscere la Repubblica croata, seguito due giorni dopo dalla Germania. Governo
Sicurezza pubblicaIl corpo della Polizia e quello della Obalna straža Republike Hrvatske (guardia costiera) hanno compiti di pubblica sicurezza. EconomiaL'economia croata si basa prevalentemente sul terziario e sull'industria leggera. Il turismo riveste un'importanza crescente negli anni. Il PIL pro-capite del 2007 era di 15.355 dollari americani. L'organizzazione economica croata è attualmente post-comunista. Alla fine degli anni ottanta, all'inizio del processo di transizione verso il capitalismo, il sistema versava in buone condizioni, poi seriamente peggiorate a causa della de-industrializzazione e dei danni della guerra. A peggiorare lo stato delle cose contribuirono una forte disoccupazione e l'insufficienza delle riforme economiche. In particolare, preoccupanti erano la stasi del sistema giudiziario e l'inefficienza della pubblica amministrazione (soprattutto in materia di proprietà privata della terra). Negli ultimi anni il paese ha conosciuto una forte crescita economica e si è preparato all'ingresso nell'Unione Europea, la quale rappresenta il suo principale partner commerciale. Nel febbraio 2005, la Croazia ha sottoscritto il Patto di Stabilità, Crescita e Sviluppo dell'UE e ha fatto sostanziali passi in avanti verso la completa adesione. Le autorità di Zagabria prevedono una forte crescita economica nei prossimi anni, considerando che attualmente il paese soffre a causa del deficit della bilancia commerciale e del debito pubblico. Alcune grandi compagnie commerciali hanno già beneficiato della liberalizzazione del mercato croato, mentre si attende una forte espansione della produzione grazie ad un incremento degli investimenti. Aziende degne di menzioneTrasportiStradaliUno dei settori che ha visto maggiore sviluppo a partire dall'indipendenza è indubbiamente quello dei trasporti, in particolare la costruzione di autostrade e superstrade. Oltre all'indubbia importanza che per un'economia basata sul turismo riveste la disponibilità di una efficiente rete di comunicazione, a spingere in questa direzione hanno contribuito potentemente anche fattori storico-nazionalistici. L'interruzione, negli anni settanta della costruzione dell'autostrada Zagabria-Spalato, ritenuta dal governo centrale jugoslavo troppo "nazionalistica", a favore del collegamento diretto con Belgrado, aveva lasciato infatti in Croazia forte risentimento. Questo ha fatto sì che nel 2001 venisse lanciato un ambizioso piano di costruzioni autostradali, che vedeva proprio nel completamento del collegamento tra le due città entro il 2005 il suo punto fondamentale. I lavori di costruzione godettero di un costante appoggio popolare, culminato in manifestazioni di giubilo al completamento 26 giugno 2005 dei lavori nei termini previsti [7]. Al termine del 2007 risultano in operatività oltre 1000 km di autostrade (dai poco più di 30 iniziali) che raggiungono i quattro angoli del paese, tutti completati nei termini previsti o con ritardi minimi, ed è in programma di raggiungere entro il 2010 i 1500 km complessivi[8]. A questo si aggiunga poi che i lavori sono stati giudicati da osservatori internazionali di eccellente fattura e modernità, portando anche a riconoscimenti prestigiosi[9]. FerroviariAnaloghi investimenti sono in corso in altri settori del comparto, in particolare in quello delle ferrovie, gestite da Hrvatske željeznice, attualmente il più arretrato ed il più danneggiato dalla dissoluzione dello stato jugoslavo. MarittimiCon la presenza nell' Adriatico di numerosissime isole, grande rilevanza hanno i servizi di navigazione, anche grazie al forte turismo balneare della stagione estiva. Il maggiore operatore croato di servizi marittimi è la statale Jadrolinija, che opera anche sulla rotta internazionale con l'Italia. Le linee regolari tra Croazia e Italia sono le rotte Spalato-Ancona e Dubrovnik - Bari. AmbienteLa superficie complessiva delle aree protette del paese è pari a 532.063,35 [10]ettari, pari al 6,07% dell'intera superficie e al 9,40% della superficie di terraferma. I parchi nazionali sono otto mentre i i parchi naturali sono dieci, vi sono inoltre numerosissime altre aree protette[11], i parchi nazionali sono:
FaunaCi sono molte specie di animali selvatici in croazia,in particolare nella regione della città di Knin (Tenin).Infatti vi sono presenti lepri,volpi,daini,caprioli,cervi,cinghiali,sciacalli.Sono stati avvistati persino orsi. Fra i serpenti i più comuni sono la biscia d'acqua e il marasso. Riserve idricheSecondo le analisi della FAO la Croazia fa parte dei 30 stati mondiali più ricchi d'acqua collocandosi al terzo posto nella classifica europea con un totale di 32.818 m³ di riserve d'acqua rinnovabili pro capite/anno[12]. Il Rapporto Mondiale sullo Sviluppo Idrico (World Water Development Report) delle Nazioni Unite stima le riserve a 23.890 m³ pro capite/anno. [13] Eventi culturali
CucinaPiatti antichiGastronomia Croata La cucina croata è molto variopinta ed è proprio per questo, conosciuta di più sotto le sue denominazioni regionali. Le sue radici le ha già nel periodo preslavo ed antico. La differenza nella scelta degli ingredienti e della preparazione di essi viene accentuata soprattutto se si paragona la parte continentale con quella marittima. Per la cucina continentale, le basi sono state gettate dalla cucina preslava e dai contatti, molto più recenti, con cucine più conosciute e rinomate - quella ungherese, viennese e turca. Le regioni della costa sono caratterizzate dagli influssi dei Greci, Romani, Illiri; poi dei Veneziani e più tardi anche dalle cucine italiana e francese. Note
Bibliografia
Voci correlate
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Collegamenti esterni
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