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Il bank run (in italiano corsa alla banca) è un fenomeno tipico di una crisi finanziaria. Avviene quando un elevato numero di clienti di una banca prelevano contemporaneamente tutti i loro depositi per paura che la banca diventi insolvente. Tale avvenimento destabilizza la banca stessa, che spesso fallisce. Il fallimento dipende dal fatto che la banca detiene solo una parte dei depositi (vedi riserva frazionaria), mentre la maggior parte viene investita. Di conseguenza in caso di prelievo "di massa" da parte dei clienti la banca non ha le riserve necessarie, e quindi diventa insolvente. La conseguenza a tutto ciò è la bancarotta dell'istituto stesso. Si ha un panico bancario quando questo avvenimento succede contemporaneamente per diverse banche. In tal caso, il fallimento di più istituti di credito, può causare una recessione economica. Date le conseguenze sociali e per il sistema bancario, la stessa banca centrale ovvero il Governo intervengono il salvataggio degli istituti in crisi: l'intervento si concretizza nell'ordine ad altri istituti o soggetti terzi di comprare le azioni o fare credito alle banche in via di fallimento, nella conversione forzata dei debiti in azioni (opzione convertendo per i creditori), nell'obbligo per gli azionisti di sottoscrivere un aumento di capitale sociale a pagamento. Altre volte la banca centrale interviene prestando denaro dietro qualunque tipo di garanzia tenuta fino a scadenza per "ripulire" i bilanci delle società in crisi. I Governi intervengono con denaro pubblico e possono porre le banche in amministrazione controllata, ovvero imporre un nazionalizzazione. La nazionalizzazione comporta l'esproprio delle azioni e il passaggio integrale della proprietà a un soggetto pubblico. La ricapitalizzazione del sistema bancario mediante una spesa in deficit ha l'effetto di tassare i cittadini due volte: una con una "tassa da inflazione" derivante non dal trasferimento di denaro da cittadini a banche, ma dall'iniezione di nuova liquidità nel sistema; una seconda, diretta, derivante dall'aumento del debito pubblico e della pressione fiscale per ripagare questi interventi. Il conflitto di interesse è ancora più evidente se le banche salvate con titoli di debito pubblico dallo Stato sono azioniste delle banche centrali. La nazionalizzazione compensa l'esborso di denaro pubblico con quote di proprietà degli istituti e una partecipazione ai profitti che possono generarsi dopo il risanamento. Questa via è stata ad esempio percorsa nei salvataggi degli anni '90 delle banche svedesi. Un altro modo per evitare un esborso di denaro pubblico "regalato" alle banche, è la conversione del debito pubblico in azioni che servono a ricapitalizzare il sistema bancario: se le azioni sono prive di diritto di voto, la gestione degli istituti resta privatistica e le banche mantengono la loro autonomia gestionale.
StoriaI bank run sono sempre avvenuti dopo un periodo di espansione creditizia, e in certi casi allo scoppio di una bolla creata dall'espansione stessa. I primi esempi eclatanti li troviamo nel XVII secolo, come ad esempio quello della bolla dei tulipani (1634-1637). Altri esempi storici sono la bolla della South Sea Company (1717-1719), la Compagnia del Mississippi (1717-1720), la depressione post-napoleonica (1815-1830) e, soprattutto, la grande depressione, che durò dieci anni, dal 1929 al 1939. Molte delle recessioni che hanno colpito gli Stati Uniti hanno vissuto dei bank run. Il caso maggiore che si ricordi è la grande depressione, quando, tra il 1929 e il 1933, vi fu un continuo bank run nei confronti di tutti gli istituti di credito. Bank run recenti
Conseguenze economicheLe conseguenze economiche di un bank run riguardano la difficoltà di reperire crediti, la perdita del denaro investito e la non-prelevabilità dei depositi. Il codice di procedura civile disciplina la pignorabilità dei crediti e il pignoramento presso terzi. Essendo soggetti di diritto privato, le banche non beneficiano della non pignorabilità dei crediti di natura pubblicistica. I creditori delle banche possono rivalersi verso i debitori degli istituti insolventi. Il creditore può scegliere se mantenere i debiti con i piani di ammortamento precedenti, ovvero esigere la restituzione dell'intero capitale pena il pignoramento dei beni ipotecati come garanzia. Se l'istituto viene incorportato in un altro istituto di credito, l'acquirente subentra quale mutuatario e i titolari di mutuo avranno lo stesso piano di ammortamento, pagando le rate a un'altra società. Voci correlateNote
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