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Nelle scienze biologiche la classificazione è un concetto che si riferisce alle modalità con le quali i biologi raggruppano, sistemano e categorizzano le varie entità al cui fondamento si trovano le specie di organismi viventi e fossili. A partire dal sistema di Carolus Linnaeus (Linneo), istituito con la pubblicazione del Systema naturae con il quale cercò di riunire le specie in base alle caratteristiche morfologiche condivise, questi raggruppamenti furono ininterrottamente riesaminati e rimaneggiati perfezionandoli, fino a quando essi furono riletti secondo le teorie evoluzioniste di discendenza filogenetica proposte da Charles Darwin . [1] La classificazione scientifica è un risultato delle scienze evolutive e deriva in parte cospicua dalla tassonomia e dalla sistematica, oltre che da tutti gli studi e le ricerche condotte per indagare sui viventi, sia dalla biologia sia da altre discipline scientifiche.
Storia della Classificazione scientificaAntichità e MedioevoIl più antico sistema di classificazione delle forme di vita fu introdotto da Aristotele (384-322 a.C.), che nel suo "De Anima" classificò gli animali basandosi sul loro modo di locomozione e sull'ambiente dove essi si muovevano (aria, terra o acqua).
Anche durante il periodo della Roma antica non mancarono approcci naturalistici, sebbene fossero caratterizzati da una continua riproduzione delle stesse tesi aristoteliche ma alcuni tentativi di innovazione furono espressi nei libri della Storia naturale di Plinio il Vecchio (23-79 d.C.); tali innovazioni però, consideravano anche animali fantastici, piante miracolose ed altri esemplari delle leggende e della mitologia. L'intervento di Plinio sarà alla base della nascita dei cosiddetti "bestiari medioevali" che, per tutto il Medioevo, confonderanno la ricerca sistematica con quella della tradizione fiabesca popolare. Nonostante l'influsso del mitico va ricordato, tra gli interventi medioevali, Isidoro di Siviglia (570-636 circa), che si occupò della natura in tre dei numerosi libri che costituiscono la sua enciclopedia "Sull'origine e l'etimologia delle cose". In particolare il regno animale è suddiviso in tre gruppi principali, classificati in otto categorie (bestiame e bestie da soma, bestie selvatiche, pesci, piccoli animali, piccoli animali alati, serpenti, uccelli, vermi). Il taxon dei vermi proposto da Isidoro inglobava in realtà anche i ragni, millepiedi, sanguisughe e differenti specie di cimici.
RinascimentoUno spiccato senso per l'erudizione e i progressi in campo tipografico (stampa e incisione) permetteranno durante il Rinascimento una maggiore diffusione delle conoscenze. Tra queste grande importanza ebbe l'opera di Conrad von Gesner (1516-1565) pubblicata tra il 1551 e il 1587 , "Historia animalium", a cui si deve il merito di incoraggiare i vari corrispondenti europei a rendere più certe le conoscenze zoologiche, viaggiando, raccogliendo e smentendo l'esistenza delle bestie mitologiche. Sebbene questa classificazione degli insetti lasci a desiderare rispetto le relative conoscenze moderne, è proprio grazie a Ulisse Aldrovrandi che in Scozia, per mano di uno studioso contemporaneo chiamato Thomas Moufet (1553-1604), si avrà la fondamentale suddivisione degli Insecta in "atteri" e "alati" che sarà conservata sino ai taxon moderni di Pterygota e Apterygota. Anche Moufet, tuttavia, conserva ancora una concezione di insetto in termini aristotelici, quindi molto generale che – nel suo caso – comprendeva anche gli stafilini, i notonetti e i vermi marini. Sebbene gli insetti rappresentarono un utile materiale di lavoro per i primi compilatori non furono messi da parte i vegetali. John Ray (1627-1705), naturalista inglese, pubblicò infatti importanti lavori su piante ed animali. L'approccio che egli scelse per la classificazione delle piante, nel suo "Historia Plantarum", fu un importante passo verso la moderna tassonomia. Ray respinse il sistema di divisione dicotomica, col quale le specie venivano classificate basandosi su preconcetti o altri tipi di sistemi, e classificò i vegetali in base alle somiglianze e differenze emergenti dalla loro osservazione. In generale tra le fine del XVI e l'inizio del XVII secolo ebbero inizio accurati studi sugli organismi viventi che, diretti in un primo momento alle specie più familiari e conosciute, si estesero poi gradualmente fino a produrre una sufficiente base di conoscenze anatomiche utili alla classificazione. Successivi miglioramenti sull'uso di queste conoscenze si ebbero grazie alla ricerca di medici anatomisti, come Fabricius (1537-1619), Petrus Severinus (1580-1656), William Harvey (1578-1657) ed Edward Tyson (1649-1708). Di importanza fondamentale per gli studi sistematici fu l'invenzione del microscopio. Questo strumento – che inizialmente permetteva di ingrandire solo poche volte – fu la risorsa chiave per trasformare gli studiosi da semplici e passivi compilatori a metodologici osservatori in grado di verificare le proprie fonti e di raggiungere nuove scoperte. L'importanza del microscopio si fece sentire dapprima negli studi anatomici che in questo periodo furono considerati elementi basilari per dedurre nuove classificazioni. Tra i primi microscopisti è da ricordare il bolognese Marcello Malpighi (1628-1694), considerato da molti il fondatore dell'anatomia microscopica animale e vegetale. I suoi studi equivalsero per fama a quelli di Jan Swammerdam (1637-1680), medico olandese sperimentatore e osservatore, dotato inoltre di abili qualità disegnatorie. Sebbene questo periodo sia ricco di interessanti scoperte scientifiche (come la scoperta degli spermatozoi e l'intuizione della partenogenesi animale da parte di Antoni van Leeuwenhoek) sarà interessante per la storia della classificazione ivi trattata citare le tesi di Antonio Vallisneri (1661-1730), allievo di Malpighi. Questi, rifiutando una proposta di classificazione morfologica come quella di Swammerdam (ma in realtà proposta anche da John Ray per quanto riguardava le piante) ne suggerì invece una di tipo ecologico. In un opuscolo scientifico Vallisneri suddivise infatti gli insetti in quattro gruppi, vale a dire gli insetti che vivono nelle piante e se ne nutrono, gli insetti che posseggono ciclo vitale acquatico, gli insetti che vivono nel sottosuolo e quelli che vivono su altri animali o al loro interno (parassiti). Tassonomia linneanaClassificazione tassonomica
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Due anni dopo la morte di John Ray nacque, in Svezia Karl von Linne, latinizzato in Carolus Linnaeus (1707-1778). La sua grande opera, il Systema Naturae, pubblicata nel 1735, si sviluppò attraverso 12 edizioni durante la sua vita. Linneo è maggiormente conosciuto per l'introduzione del metodo che viene oggi utilizzato dalla moderna classificazione; egli, infatti, è stato il creatore della sistematica nella sua forma attuale. Linneo adottò la concezione di specie di Ray, ma fece del concetto una realtà pratica identificando ogni specie con un binomio latino, cioè con l'unione di due nomi: il nome del genere, comune ad una serie di specie; e il nome specifico, un epiteto che caratterizza e distingue le varie specie di quel genere. Questa convenzione viene oggi chiamata nomenclatura binomiale e il nome formato da due parti è conosciuto come nome scientifico, o nome sistematico, di una specie. Quando una specie risulta ulteriormente suddivisa, ad esempio in più sottospecie o varietà, viene allora detta nomenclatura trinomiale. La scrittura corretta di un nome scientifico prevede che il nome generico rechi la prima lettera maiuscola, che l'epiteto specifico sia scritto in minuscolo e che siano sempre riportati i dettagli sull'autore e sulla pubblicazione del nome. Fino a prima di Linneo una specie veniva identificata da una lunga serie di parole, aggiungendo aggettivi, attributi e nomi comuni, cosicché nessun nome veniva fissato ed accettato universalmente. Il sistema linneano ebbe invece il vantaggio di poter identificare facilmente e in maniera inequivocabile una qualsiasi specie animale o vegetale. Esistevano in realtà già in passato alcune tracce del sistema binomiale, come in Teofrasto, Plinio il Vecchio, Gaspard Bauhin e Tournefort; ma Linneo fu il primo ad applicarle in un vero e proprio progetto sistematico, definendo inoltre una serie di categorie tassonomiche che permisero di raggruppare le specie in gruppi superiori ai singoli generi. Linneo utilizzerà in realtà questo sistema solo a partire dall'opera Species plantarum del 1753 e nella revisione del 1758 del Systema Naturae. Col sistema linneano ogni organismo viene così posizionato, mediante una scala gerarchica, in una serie di gruppi tassonomici, detti taxa (taxon al singolare). Le suddivisioni principali, dal più generico al più specifico, sono: Regno, Phylum (detto anche Tipo per gli animali e Divisione per le piante), Classe, Ordine, Famiglia, Genere e Specie (da notare che Linneo utilizzava invece i taxa di Classe, Ordine, Genere, Specie e Varietà). La sistematica moderna prevede l'esistenza di categorie intermedie identificate dall'aggiunta di particolari prefissi, come:
Inoltre, una specie è spesso suddivisa in sottospecie o in altre categorie intraspecifiche (varietà, sottovarietà, razza, etc.). Altri gruppi possono essere talvolta aggiunti a quelli già elencati, come ad esempio il Dominio, che viene posto al di sopra del livello del Regno; la Tribù, tra la Famiglia ed il Genere; e la Sezione e la Serie, tra il Genere e la Specie.
Pagina del Systema Naturae (sesta edizione 1748) inerente il raggruppamento Quadrupedia, tra cui l'Homo.
Nel Systema Naturae Linneo si interessò anche dei minerali, suddividendoli in pietre, metalli, minerali e fossili. Maggiore fortuna ebbe invece la suddivisione che Linneo fece del mondo vegetale in base a delle osservazioni sugli stami (numero, dimensioni e modo di inserzione) e sui pistilli, categorizzando ben 24 classi. Questo sistema – definito "sistema sessuale" proprio perché basato sugli organi riproduttivi delle piante – ricevette grande fama e approvazione eccetto che nella regione francese, dove gli studiosi del Jardin du Roi dell'Académie des Sciences svilupparono una sistematica botanica basata non su un unico elemento di comparazione ma, al contrario, su una grande maggioranza di caratteristiche comuni tra i diversi esemplari; per questo definita in contrapposizione alla proposta linneana come sistematica naturale. Il sistema di Linneo fu definito anche "artificiale", in quanto si trovava a raggruppare nello stesso taxon piante che all'apparenza non presentavano caratteristiche comuni. La polemica tra artificialisti e naturalisti alimenterà per tutto il '700 – sino ai primi dell'800 – tesi ed opposizioni che avranno un ruolo chiave nella formazione e definizione delle scienze naturalistiche. È interessante notare che il 1 gennaio 1758, giorno della pubblicazione della decima edizione del Systema Naturae e dell'Aranei svecici di Carl Alexander Clerk (allievo di Linneo, 1709-1765), viene considerato dal Codice internazionale di nomenclatura zoologica come punto di partenza della nomenclatura (zoologica) moderna. Di conseguenza nessun nome scientifico pubblicato prima del 1758 può rientrare a far parte della nomenclatura zoologica. Sviluppo modernoL' approccio generale che Linneo scelse per classificare le specie e molti dei suoi raggruppamenti tassonomici rimasero, per quasi due secoli, degli standard nella biologia. Oggi viene generalmente accettato che la classificazione debba riflettere, mediante il principio darwiniano di discendenza comune, la filogenesi, ossia la storia evolutiva dei vari taxa, in modo tale che ognuno di essi includa una singola sezione dell'albero filogenetico. Un gruppo così costituito viene definito taxon monofiletico e differisce per la sua struttura dai taxa parafiletici e polifiletici. Dal 1960, questa tendenza, che rispecchia il pensiero della sistematica cladistica, è emersa sempre di più, opponendosi alla classificazione tradizionale (la quale accetta anche i taxa para- e polifiletici) ed escludendo alcuni dei raggruppamenti della tassonomia linneana. Un nuovo codice di nomenclatura, il Phylocode è tuttora in fase di sviluppo, ma molte delle sue regole sono in conflitto con codici di nomenclatura già stabiliti (sia per le piante che per gli animali) ed è ancora incerto come questi codici potranno coesistere in futuro. EsempiClassificazioni adottate usualmente per la descrizione di tre specie: il moscerino della frutta (Drosophila melanogaster) che viene spesso utilizzato nei laboratori di genetica, l'essere umano (Homo sapiens sapiens) e la Magnolia virginiana. Moscerino della frutta (Drosophila melanogaster)
Uomo (Homo sapiens sapiens)
Magnolia virginiana
Come si può notare in quest' ultimo esempio, molti dei taxa recano il nome del genere Magnolia (Magnoliophyta, Magnoliales etc.). Suffissi dei gruppiI taxa superiori al genere recano spesso un nome che deriva dal nome del genere stesso. I suffissi usati per formare questi nomi dipendono dal regno, e, in alcuni casi, anche dal phylum e dalla classe, nel modo seguente:
Note
Voci correlate
Bibliografia
Collegamenti esterni |
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