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La banconota (detta anche cartamoneta o moneta cartacea) è uno strumento di pagamento rappresentato da un biglietto cartaceo stampato, privo di valore intrinseco diretto. La banconota rappresenta oggi la parte cartacea della moneta legale emessa da una banca centrale. Si presenta in genere sotto forma di biglietto composto da fibre di cotone, lino e canapa (che la rendono più resistente della carta), oppure sotto forma di polimero plastico (adottato ad esempio nelle banconote emesse in Australia e in Romania). Per comprendere meglio come essa possa costituire un mezzo di scambio è opportuno fare delle distinzioni tra:
StoriaL'origineIl termine deriva dall'espressione nota del banco, e risale al Trecento; in origine essa riconosceva il diritto del possessore della nota di ritirare il metallo prezioso (solitamente oro e argento) depositato presso un orafo-banchiere (si trattava cioè di moneta cartacea rappresentativa). Chi possedeva metallo prezioso aveva interesse a depositarlo presso operatori specializzati nella sua conservazione e protezione dai ladri. Inoltre aveva interesse a rivolgersi agli orafi-banchieri per trasferire i metalli preziosi senza doversi sobbarcare il costoso e rischioso trasporto. Bastava trasferire il documento ed incassare il metallo presso un secondo orafo-banchiere, collegato al primo da legami di affari. Tali documenti, già impiegati in Cina ai tempi di Marco Polo, erano più facili da trasportare del metallo prezioso e inoltre potevano essere emessi anche per valori nominali superiori al valore del metallo prezioso custodito dagli orafi banchieri. Ciò era possibile perché le esigenze di cassa degli orafi-banchieri consentivano loro di tenere sotto forma di riserva solo una parte del metallo prezioso depositato, usando la restante parte per concedere prestiti o effettuare pagamenti per conto di terzi; inoltre le effettive richieste di conversione delle riserve metalliche depositate divennero sempre minori, dato che la fiducia degli operatori aveva determinato l'affermazione delle banconote stesse come circolante; infine l'emissione di moneta sotto forma di banconote, costituendo una forma di credito, aveva effetti espansivi sull'economia (oltre che sui profitti dei banchieri), che pertanto era beneficiata dalla scelta di detenere solo una parte del metallo prezioso sotto forma di riserve.
Nell'era contemporaneaNel XIX secolo, quando ancora la moneta cartacea veniva sentita solo come un sostituto della vera moneta (che era la moneta metallica), si arrivò, nei momenti di crisi, a stabilire il corso forzoso, cioè la sospensione ex lege della convertibilità. In Europa poi, nel periodo di relativo benessere dell'inizio del XX secolo, si assistette addirittura ad una situazione in cui il corso delle banconote faceva aggio sull'oro: nella libera fluttuazione tra moneta cartacea fiduciaria e moneta aurea, ci furono momenti in cui i cittadini preferivano la comodità della cartamoneta rispetto alla poca praticità della moneta metallica. Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale portò ben presto, alla svalutazione della moneta cartacea, addirittura rovinosa per il marco tedesco: il finanziamento delle spese belliche era avvenuto infatti attraverso l'emissione di moneta cartacea. La libera convertibilità rimase una prerogativa degli Stati Uniti, che anche per questo divennero il centro dell'economia monetaria mondiale fino alla grande depressione del 1929, per affrontare la quale il presidente Roosevelt effettuò una svalutazione a freddo, accompagnata da altre drastiche misure.[1] Con questi provvedimenti Roosevelt stabilì che le monete d'oro non avevano più corso legale negli Stati Uniti, e la gente dovette convertire le proprie monete d'oro in altre forme di valuta; questa legge portò gli Stati Uniti fuori dal cosiddetto gold standard, e inoltre implicò anche la fine della regola per cui la valuta cartacea degli Stati Uniti poteva essere scambiata con oro in tutte le banche della nazione.[2] La centralità dell'oro venne comunque ribadita nel sistema di Bretton Woods. Il passaggio alla moneta cartacea avvenne a partire dal 1971, quando gli Stati Uniti dichiararono la fine di ogni rapporto di conversione tra banconote e oro (passando definitivamente alla moneta cartacea convenzionale). Ciononostante su alcune banconote è rimasta per lungo tempo una scritta che ricordava l'antico diritto del portatore di ricevere metallo prezioso presentando la banconota posseduta. L'usoIl valore delle banconote (come in generale della moneta) non dipende soltanto dalle disposizioni di legge, ma anche dall'effettiva accettazione della moneta da parte di chi la usa. Qualora non vigesse il corso legale, chi deve riceverla potrebbe sempre decidere di non accettarla nel caso in cui pensasse di non poterla usare come mezzo di pagamento. Anche in presenza di un regime di corso legale però la fiducia nella moneta è determinante nello stabilire il suo potere d'acquisto, ed ogni calo nella fiducia può determinare fenomeni d'inflazione, che a loro volta possono aggravare la sfiducia stessa, innescando così un processo moltiplicativo come quello avvenuto in Germania dopo la prima guerra mondiale: l'iperinflazione, causata dal finanziamento monetario delle spese belliche, ha spinto gli operatori a liberarsi quanto più velocemente possibile della moneta detenuta, e ciò ha accresciuto l'inflazione stessa. Note
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